Alte prestazioni nel lavoro e nella vita

Che cosa fa davvero la differenza per alte prestazioni oltre alle conoscenze e competenze “tecniche”

Viviamo in un mondo in cui ci viene costantemente richiesto di ottenere alte prestazioni in diversi ambiti della nostra vita.
In questo articolo parleremo di un tema che impatta notevolmente sulla nostra vita di ogni giorno, lavorativa ed extra lavorativa, e che può segnare la differenza tra l’avere successo ed essere soddisfatto delle proprie performance e vivere una “sconfitta” e rimanere deluso da quanto accaduto.

Ti è mai capitato di sapere molto bene qualcosa e al momento del bisogno non ricordartela?
Ti è mai successo di saper fare bene un’attività o di saper svolgere egregiamente un compito e di non essere in grado di farlo proprio in un momento per te importante?

Ricordo ancora nel millennio scorso quando lavoravo ancora nel settore finanziario ed assicurativo la pesantezza del telefono quando si trattava di fare le famigerate “chiamate a freddo”. Per far conoscere i servizi ed i prodotti delle aziende per cui all’epoca lavoravo, dovevamo contattare telefonicamente persone potenzialmente interessate e che non conoscevamo affatto. Per fortuna con lo sviluppo del marketing moderno basato sul concetto di marketing di consenso (contatti solo chi ti ha preventivamente autorizzato a farlo) queste attività oggi non vengono quasi più fatte (salvo che per certi tipi di prodotti, e le chiamate che ognuno di noi riceve settimanalmente, per alcuni di noi, giornalmente lo testimoniano).
In quei momenti, quando dovevo alzare il telefono per chiamare qualcuno che non conoscevo, che potevo “disturbare” in altre attività, che al 98% mi avrebbe detto di no o chiuso il telefono in faccia, il telefono pesava più del bilanciere che anni prima sollevavo in palestra ed appena la telefonata iniziava tutto quello che sapevo dire e fare sembrava svanire.

Ricordo anche quando con una persona particolarmente cara, non mi uscivano le parole o dicevo frasi quasi senza senso, con il risultato di fare una pessima figura, quasi non mi importasse di lei, mentre era vero il contrario. E passato il momento, le parole, sì quelle “giuste”, ed anche gli sguardi “giusti” venivano fuori spontaneamente. Ma l’occasione era passata, quel momento speciale era stato sprecato.

Non mi sorprende come negli anni sono sempre rimasto affascinato da cosa distingue una performance efficace da una performance scarsa. I due episodi descritti più sopra non erano infatti gli unici.

Certo una parte rilevante la giocano le conoscenze (cosa sappiamo) e le competenze (in sintesi estrema cosa sappiamo fare) sul tema (se fai il chirurgo devi saper operare, se fai il calciatore devi saper giocare a calcio, se fai l’avvocato devi conoscere la legge ecc.), peccato che molto spesso mi capitava e mi capita di osservare persone preparate fare una figura di …, una brutta figura nei momenti importanti, campioni non riuscire a far entrare quel pallone in una porta più larga di 7 metri con il portiere ormai fuori causa, professionisti bloccarsi davanti al cliente arrabbiato o semplicemente deciso, genitori perdere le staffe e tirare fuori il peggio di sé, manager distruggere anni di relazioni con i propri collaboratori.

Qual è la differenza che fa la differenza?

Una chiave fondamentale, e che penso tutti almeno inconsciamente riconosciamo, è il modo in cui ci sentiamo in quel momento.
Il modo in cui ci sentiamo, il nostro stato psico-fisico-emotivo, influenza pesantemente le nostre prestazioni.

Ed ecco che se ci ritroviamo in uno stato non ottimale, diciamo le cose che non volevamo dire, non chiudiamo trattative che ci avrebbero portato bel denaro in tasca, ci perdiamo delle occasioni con persone alle quali teniamo particolarmente, non riusciamo a fare quel nuovo passo nella nostra carriera o addirittura rischiamo di compromettere le relazioni con i nostri figli o i nostri cari.

Non basta allenare costantemente le nostre abilità che ci consentono di primeggiare nella nostra attività lavorativa, non basta quello che conosciamo.

Per eccellere, per valorizzare quello che sappiamo e sappiamo fare, dobbiamo imparare a scegliere i nostri stati psico-fisico-emotivi, dobbiamo imparare ad entrare in stati di alta prestazione quando siamo nelle situazioni per noi più importanti.

Bene, e come si fa?

Come per tutte le cose occorre allenarsi, con i giusti allenatori e con i giusti strumenti.

Il primo passo è riconoscere che il nostro stato influenza notevolmente le nostre prestazioni.
Quindi, ad esempio, se sono molto agitato, prima di andare a parlare con il mio capo farò qualcosa per cambiare questo stato, altrimenti è molto probabile che non otterrò la promozione o non riuscirò ad essere parte di quel progetto al quale tengo molto. Non dirò a quel cliente che non ha (ben) capito quello che gli ho appena spiegato.

Se sono arrabbiato o triste, non prenderò proprio quella importante decisione. O non dirò a mio figlio/a quello che (non) penso di lui.

Il mio stato infatti influenzerà pesantemente i mie comportamenti: rischierò di comportarmi stupidamente, di dire cose di cui mi pentirò, o quantomeno di fare o dire cose non così efficaci quanto potrei.

E questo è un primo passo. E poi?

La psicologia della performance ha studiato da lungo tempo quali sono le caratteristiche delle alte prestazioni.
Lo psicologo Mihály Csíkszentmihályi ha studiato per tanti anni il fenomeno del cosiddetto flow, quello stato particolare, che alcuni autori (come ad esempio il dr. John Grinder, linguista e co-fondatore della PNL) chiamano di alta performance, in cui la nostra prestazione fluisce naturalmente e raggiunge livelli di eccellenza per le conoscenze e competenze che abbiamo fino a quel momento sviluppato.
Ti è mai capitato di essere completamente assorbito in un’attività che ti piaceva e allo stesso tempo di fare delle cose o di raggiungere dei risultati che ti hanno stupito favorevolmente. Ebbene eri probabilmente in uno stato di flusso.

Gli atleti chiamano questo stato anche “la zona” o più colloquialmente essere in uno stato di grazia, quando ti riesce tutto e facilmente… e i risultati si vedono proprio.

Questi stati hanno speciali caratteristiche e la cosa bella è che ci si può allenare ad attivarli, senza sperare che “mi vada bene” e che vengano fuori “spontaneamente”.

Lo stesso Grinder negli anni, anche con la collaborazione di altri ricercatori, ha sviluppato ad esempio una serie di attività per facilitare l’accesso a questi stati e non solo; ha realizzato delle procedure per far sì che questi stati si attivino proprio quando ci servono: di fronte a quella speciale persona alla quale vogliamo dire qualcosa di unico, nella situazione in cui agire (invece di rimanere fermi bloccati) è la cosa giusta, quando dobbiamo tirare fuori quel qualche cosa in più da noi per raggiungere nuovi risultati ecc.

Ho sintetizzato tutto questo e molto di più (con la collaborazione di numerose persone che ho avuto la fortuna di incontrare in questi anni e mettendo assieme alcune tra le migliori pratiche internazionali sull’argomento) in un percorso intensivo che, tra le altre cose, vuole fare proprio questo:
consentirci attraverso la pratica, l’allenamento, di entrare a comando in questi stati di alta performance che ci permettono di avere alte prestazioni; e di imparare come far sì che questi stati, attraverso l’allenamento, possano essere sempre più presenti nella nostra vita, in particolare nelle situazioni per noi più importanti. In modo da trasformare i “sarà per un’altra volta” o i “peccato!” in un bel “finalmente!”.

Tutto ciò non ha soltanto un impatto sulle (alte) prestazioni che continueremo a migliorare, impatta sulla nostra salute, sulla nostra autostima e sulla qualità della nostra vita. E delle ricerche ci dicono che impatta anche sulla nostra influenza verso potenziali partner affettivi.
Chi vive più frequentemente stati di alta prestazione nella propria vita ha, infatti, maggiori probabilità di essere scelto e cercato come partner affettivo.

Attenzione: non ci sono pillole magiche. Avere alte prestazioni richiede pratica disciplinata, richiede allenamento.
Saper fare quello che sappiamo fare oggi ha richiesto del tempo, ha richiesto pratica, studio, sforzo, allenamento, esperienza.
Anche in questo caso ci vorrà dell’allenamento (e lo faremo anche durante il corso)… e le soddisfazioni saranno grandissime.

Condividerò strumenti che uso con atleti professionisti, con top manager, imprenditori e professionisti di successo.

Se ti interessa approfondire, questo è il link dell’iniziativa: Potenziamento Competenze Chiave, come migliorare la propria intelligenza emotiva, linguistica e sociale

A presto

Andrea