Benessere organizzativo

Come coniugare il benessere delle persone e delle organizzazioni con l’alta performance, con la produttività e l’efficacia sul mercato? Alcune riflessioni

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“Da ormai più di 15 anni frequento assiduamente le aziende per tenere corsi di formazione, attività di coaching e di consulenza ed una delle domande più affascinanti per me risulta essere: come coniugare il benessere delle persone e delle organizzazioni con l’alta performance, con la produttività e l’efficacia sul mercato?

Ho incontrato nella mia storia professionale aziende ed organizzazioni di tutti i tipi per dimensioni, struttura, numero di dipendenti, aree di business presidiate: in alcune, la risorsa umana viene considerata una risorsa da spremere il più possibile e, purtroppo, non è detto che questa strategie irrispettosa delle persone non porti a risultati di business anche eclatanti; in altre aziende le persone vengono adeguatamente considerate, rispettate e ci si trova di fronte a risultati economici deludenti; in altre ancora l’alta pressione e la mancanza di rispetto delle persone è associata a scarsa produttività, assenteismo, alto turnover; in altre ancora, e sono per me le aziende più interessanti, si cerca dinamicamente di coniugare un approccio che definiremo, all’intero del presente lavoro, attento al benessere organizzativo nel senso più ampio del termine con l’efficacia, l’efficienza, la produttività ed il successo nel mercato.

Penso che quest’ultima sia veramente una sfida che valga la pena di perseguire per un modello di sviluppo economico e di business che consideri le persone delle aziende come una valore aggiunto fondamentale. Per fare questo, secondo il mio parere ed esperienza, le responsabilità vanno suddivise tra direzione aziendale e lavoratori, o meglio, ogni persona dell’organizzazione, sia essa di vertice sia essa un “semplice” (lo dico ironicamente mutuando il linguaggio di certo management, molte volte non attento al valore di tutte le persone dell’organizzazione) dipendente o operaio, ogni persona deve agire responsabilmente affinché benessere delle persone nell’organizzazione, benessere organizzativo e successo sul mercato possano trovarsi sullo stesso binario.

E’ una sfida dinamica che richiede energia, determinazione, impegno e che ritengo possa ridare slancio alle aziende senza dimenticarne l’imprescindibile fattore umano, considerando le persone che ne fanno parte, coinvolgendole, creando un contesto affinché il meglio di ciascuno possa emergere favorendo il benessere individuale ed organizzativo.

Utopia? Qualcuno ritiene di sì, troppi i controesempi che si trovano, particolarmente in molte piccole e medie imprese del nostro territorio (ma non soltanto) dove talvolta un “padrone” dispotico e decisamente poco illuminato da una prospettiva più ampia, comanda schiacciando le “risorse umane” e utilizzando i più beceri metodi per motivarle, intimorendole e talvolta anche minacciandole più o meno velatamente. Cosa succederebbe invece, se questi stessi “comandanti di impresa” scoprissero i benefici di una forza lavoro coinvolta, motivata, attiva e proattiva? Quali migliori risultati anche economici potrebbero ottenere?

Certo il passaggio da un approccio di quel tipo ad un approccio attento alla salute e al benessere organizzativo può richiedere del tempo, richiede sicuramente, come affermato poc’anzi, la responsabilità di tutti.

Alle volte infatti questi stessi “padroni” giustificano i loro metodi spicci con due motivazioni principali: 1) il successo economico indiscusso delle loro organizzazioni (fino a prova contraria, aggiungerei dato il dinamicissimo contesto di mercato odierno che ha fatto chiudere anche diverse aziende prima “di successo”); 2) l’idea che se si lascia più libertà alle persone, lavorano meno, si impigriscono, la produttività cala. Purtroppo finché il successo economico di queste organizzazioni continuerà non sarà semplice far passare il messaggio che, soprattutto oggi, esiste la possibilità di sviluppare un “capitale umano” capace, coinvolto e produttivo e che tutto questo può impattare molto positivamente sul conto economico dell’impresa (e cosa più importante per me da un’altra prospettiva, sul benessere di tutte le persone dell’organizzazione).

Fortunatamente, il contesto di mercato odierno sembra richiedere, come fattore di successo delle imprese, soprattutto di quelle più innovative, una reale partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori ad ogni livello, superando, anche riconsiderando i modelli organizzativi esistenti, vecchie logiche che, di questi tempi, dimostrano, dal punto di vista più delicato per alcuni, quello economico, evidenti deficit.

Mi auguro che questi epocali cambiamenti possano condurre le organizzazioni a considerare attentamente i contributi, che in parte vedremo in questo lavoro, relativi alla salute ed al benessere organizzativo.

Come potrete leggere sono stato fortunato ad incontrare un’azienda, di successo, molto sensibile su questi temi ed il presente lavoro si focalizza proprio sull’analisi di benessere organizzativo di questa organizzazione.

Questo lavoro è stato possibile grazie alla collaborazione di diverse persone […]

A tutti un sincero grazie di cuore.”

Tratto dalla prefazione della mia tesi per la laurea magistrale in Psicologia

Evidenziazioni in grassetto in sede di redazione del presente post